Venti di guerra in Medio Oriente. Ora si muovono anche le super potenze

Israele si appresta ad invadere militarmente la Striscia di Gaza ma avverte l’Iran: se Hezbollah, (i miliziani libanesi della galassia sciita) o i Jip (Jihad islamica palestinese in Libano) interverranno fattivamente creando un altro fronte a nord, si riterra’ in guerra anche con lo Stato dell’Asia Occidentale.

Nel frattempo anche gli Usa intimano al presidente iraniano Raisi di astenersi da qualsiasi intervento nell’area con il segretario di Stato Blinken che dichiara da giorni – e ai quattro venti – che “l’Iran e’ stato piu’ volte avvertito”

Il Pentagono, inoltre, si sta preparando a schierare nella regione i suoi sistemi di difesa missilistica e ulteriori sistemi antiaerei Patriot.

Joe Biden, recentemente volato in Israele, torna a chiedere miliardi di dollari al Congresso: ora non solo per l’Ucraina, ma anche per sostenere la guerra di Tel Aviv con “i terroristi islamici”

La Cina, da sempre vicina alla causa palestinese, nel frattempo porta ben 6 navi da guerra nell’area del conflitto, navi che si aggiungono alle 2 portaerei americane arrivate nei giorni scorsi.

Il mondo arabo e’ compatto nella condanna a Israele e pronto ad una larga coalizione militare con il concreto pericolo di una ribellione civile in Europa.

Sono infatti di oggi le immagini di esponenti della folta comunita’ islamica che, durante un comizio a Londra, incitano alla Jihad, la guerra santa contro gli infedeli di tutto il mondo

La Russia di Putin poi, gia’ impegnata in Ucraina, non nasconde la vicinanza all’asse arabo, soprattutto in chiave anti-americana.

L’Europa, che dovrebbe giocare un ruolo di primo piano nella ricerca di una via diplomatica, ha gia’ dimostrato nel summit del Cairo che – come per la guerra in Ucraina – non possiede una vera autonomia politico-militare, rimanendo schiacciata nelle posizioni NATO (e quindi degli Stati Uniti).

Se lo Stato d’Israele entrera’ a Gaza c e’ il concreto rischio dello scoppio di una guerra internazionale, su un fronte che va dall’Ucraina alla Palestina e con esiti tutt’altro che scontati.

Ufficialmente stanno tutti lavorando per la pace ma fattivamente – addolora constatarlo – si stanno preparando per una possibile, indicibile, nuova grande guerra

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