L’obiettivo di Israele e’ quello di far emigrare la popolazione palestinese da Gaza

Sono oltre 20mila i civili morti nella Striscia di Gaza dall’inizio della reazione israeliana all’attacco dei miliziani di Hamas del 7 Ottobre e le opinioni pubbliche mondiali si interrogano, ormai quotidianamente, sul perche’ questo massacro non venga interrotto da Netanyahu

Forse perche’ il governo israeliano sta puntando alla liberazione degli oltre 100 ostaggi ancora trattenuti a Gaza dai vari battaglioni Jihadisti? Improbabile.

Lo stesso primo ministro Netanyahu ha piu’ volte dichiarato che la principale condizione per il cessate il fuoco permanente e’ il completo smantellamento del governo di Hamas a Gaza, menzionando i cittadini ostaggio nella Striscia solo per ricordare che “Il governo sta facendo di tutto per farli tornare dalle loro famiglie”

E allora – forse – lo Stato d’Israele sta continuando da quasi 80 giorni bombardamenti e distruzioni in quel di Gaza perche’, in effetti, vuole eliminare l’organizzazione e tutti “i terroristi di Hamas”? Difficile se non impossibile.

Tutti gli analisti militari e geopolitici, compresi gli alleati americani ed inglesi e le stesse intelligence interne (Mossad e Shin Bet), sono concordi nel ritenere quantomeno improbabile la completa decapitazione di un’organizzazione radicata e massicciamente finanziata come quella di Hamas, peraltro con omologhi in altri Paesi dell’area medio-orientale come Hezbollah in Libano o Huthi in Yemen.

E allora perche’ il governo di destra in Israele continua incessantemente e quotidianamente il bombardamento di una porzione di regione – la Striscia di Gaza appunto – con la piu’alta densita’ di civili ammassati al suo interno?

La risposta, a nostro avviso, la da la storia decennale del conflitto israelo-palestinese ed i tristi “fatti”, presenti, passati e certamente futuri della cosiddetta guerra di liberta’, dove il termine liberta’ purtroppo sta per “liberta’ di creare un solo stato in una sola regione”, al contrario di quello che – a parole – chiedono quasi tutti i leader mondiali, compreso il Papa.

Netanyahu ha confermato proprio ieri, presso l’importante riunione della sua fazione politica, il Likud, che sta lavorando per favorire “l’emigrazione volontaria” dei residenti di Gaza in altri Paesi.

“Il nostro problema e’ ora trovare un accordo con i paesi che sono pronti ad assorbire i palestinesi e ci stiamo lavorando”: Il primo ministro ha risposto proprio in questi termini al parlamentare Shani Danon che aveva osservato, nel corso dell’incontro, che “il mondo sta già discutendo delle possibilità dell’immigrazione di massa volontaria della popolazione di Gaza. Il ministro canadese dell’Immigrazione lo ha detto pubblicamente e lo stesso ha fatto Nikki Haley” (l’ex governatrice Usa della Carolina e prossima candidata alle presidenziali nelle fila del partito repubblicano n.d.r.)

“È necessario istituire una task force dello Stato di Israele per affrontare questo problema e garantire che coloro che vogliono lasciare Gaza per trasferirsi in un paese terzo possano farlo. Questo ha un’importanza strategica per il dopoguerra” ha poi concluso

D’altra parte sin dal 1948, anno dell’istituzione dello Stato ebraico, la politica israeliana si è basata sul trasferimento palestinese e “sull’ingegneria demografica” per raggiungere artificiosamente e, spiace dirlo, militarmente, la maggioranza ebraica nell’intera regione.

Se si guarda alle azioni israeliane nella Striscia ed in Cisgiordania, Gerusalemme Est e all’interno di Israele, è quasi sempre lo stesso modus operandi, cambiando solo il grado di intensita’ della pressione – psicologica e militare – a cui e’ sottoposta la popolazione araba presente

Israele spinge da sempre i palestinesi in spazi più piccoli, li soffoca con l’allargamento degli insediamenti dei cosiddetti coloni e dei soldati, o semplicemente li priva dei diritti alla terra, all’acqua e alle risorse, imponendo terrore economico e logoramento, creando un ambiente coercitivo che promuove il trasferimento “volontario”.

L’Onu, peraltro, lo ha detto e scritto piu’ volte sulle sue risoluzioni: “Israele occupa la Palestina illegalmente. Occupazione non e’ solo presenza di militari in un’area ma si traduce anche in dipendenza di una popolazione da un potere terzo” che, nel caso palestinese, e’ senza dubbio lo Stato d’Israele, il quale – oltre al controllo dell’energia, del cibo, del commercio, della finanza, e’ arrivato persino a controllare le nascite (oltre alle morti, purtroppo) a Gaza ed in Cisgiordania

La realta’ dei fatti, scevra da condizionamenti politici, sudditanze e preconcetti, appare abbastanza chiara ed attuale per affermare, con cognizione di causa, che lo Stato d’Israele ha l’obiettivo – neanche tanto celato – di far uscire la popolazione araba di Palestina dalla regione con l’inerzia – a volte complice – della comunita’ internazionale e senza assunzione di responsabilita’ agli occhi del mondo

Puoi seguirci sui social da qui:

Puoi condividere qui l'articolo