Il punto sulla serie A: Milano, fuga per due. Il Napoli c’e’. Vince la Roma, la Juve limita i danni

Pronostici rispettati praticamente su tutti i campi in questa settima giornata di campionato.

È stata la giornata dei grandi bomber, Lautaro su tutti, ma solo nel match tra Udinese e Genoa sono andate a segno entrambe le due squadre in campo.

Il Milan batte la Lazio per 2-0 e si conferma al vertice. Partita aperta e ben giocata da entrambe nel primo tempo, con un’occasione per parte (enorme quella fallita da Reijnders).

Nella ripresa però i rossoneri cambiano decisamente marcia, Leao – assente fino a quel momento – si iscrive alla partita e con due sgasate micidiali offre a Pulisic e Okafor le luci della ribalta. La Lazio a quel punto evapora, e solo Provedel riesce a evitare un passivo peggiore.

Dopo il derby il Milan si è ritrovato e ha recuperato nuove certezze.

Pur avendo cambiato tanto, Pioli ha saputo trovare la chimica perfetta soprattutto in mezzo al campo, dove i nuovi innesti sembrano giocare assieme da una vita. Adli, da oggetto misterioso – mai utilizzato l’anno scorso – è diventato improvvisamente un perno del centrocampo.

Nel dopo gara Sarri ha tuonato contro Lega, UEFA e FIFA, colpevoli, con i troppi impegni ravvicinati, di “mandare i calciatori al massacro”.

Stupisce che lo dica un tecnico che ha allenato anche in Inghilterra, dove si gioca anche ogni 2 giorni e a ritmi di gara molto più sostenuti.

Lasciando da parte facili retoriche (se si parla di lavoratori mandati al massacro abbiamo, purtroppo, ben altre criticità), bisognerebbe ricordare a Sarri che i calciatori giocano molto per rendere sostenibili i loro stipendi milionari e che le rose di 25-30 elementi esistono per questo.

Anche l’Inter in testa dopo la quaterna alla Salernitana.

A dispetto del risultato, un match non facile per i nerazzurri, che hanno dovuto attendere oltre un’ora per aprire la scatola granata.

Ci ha pensato Lautaro, il suo uomo migliore, leader tecnico e carismatico, appena 7 minuti dopo il suo ingresso in campo. Da lì non c’è stata più partita, 4 gol in meno di mezz’ora del campione di Bahia Blanca sono qualcosa di mostruoso, anche se forse una punizione eccessiva per gli uomini di Paulo Sosa.

Il Napoli vince a Lecce con un’altra quaterna (dopo quella all’Udinese): per i partenopei sembra passata ‘a nuttata”, soprattutto perché si è rivista in azione la premiata ditta Osimhen-Kvara.

Eppure Garcia aveva rischiato in avvio, lasciando il nigeriano in panchina.

Ma dopo il primo tempo chiuso in vantaggio grazie al gol di Ostigaard, l’uomo mascherato, appena subentrato, è andato a bersaglio su assist di Kvara, in un’azione che l’anno scorso abbiamo visto tante volte. Gaetano e Politano hanno rifinito l’opera.

Tra Atalanta e Juve finisce con un pari che fa felice solo Allegri per come è arrivato. I bianconeri hanno dato la costante sensazione di puntare allo 0-0 e, dopo un primo tempo chiuso con la sola palla-gol di Zappacosta, il dominio dei bergamaschi si è fatto sempre più marcato.

Negli ultimi 20 minuti la Dea ha schiacciato gli avversari nella propria trequarti, e solo Sceczny, la traversa e l’imprecisione di Koopminers e compagni hanno impedito il gol, sfiorato in almeno 5 occasioni clamorose.

Da segnalare che la Juve ha potuto terminare la gara in 11 grazie ad arbitro (Chiffi) e VAR (Di Paolo, già protagonista in settimana in Monza-Bologna) che al 53’ hanno risparmiato a Danilo un rosso per un fallaccio su De Katelaere che ne avrebbe potuto mettere a rischio la carriera.

E 10 minuti dopo, ancora Danilo su CDK, ancora graziato.

La Roma torna a vincere con un gol per tempo di Lukaku e Pellegrini, contro un buon Frosinone.

Nel primo tempo i ciociari hanno buttato alle ortiche due grandi occasioni con Cuni, mentre nella ripresa i giallorossi sono riusciti a gestire il vantaggio senza eccessivi patemi, ritrovando infine anche il clean sheet. Il calendario benevolo in questa fase può aiutare la risalita.
Hanno fatto molto rumore le parole del tecnico di Setubal alla vigilia, che, oltre a ribadire di non essere lui il problema (e ci piacerebbe sapere chi lo sia, allora) ha ricordato che in una squadra si vince e si perde tutti, e per molti fattori (tu quoque Mou, che dei grandi trionfi parli sempre al singolare?).

Sconcertante il passaggio in cui ha ricordato la faraonica offerta ricevuta dagli arabi (gli arabi, non il Real o il PSG!) rifiutata per restare a Roma: il Mourinho di 10-15 anni fa non sarebbe mai scivolato così in basso, e questo denuncia una volta di più il momento di scarsa lucidità.

La Fiorentina si sbarazza del Cagliari con un rotondo 3-0 (in gol finalmente anche Nzola) e aggancia Juve e Napoli a quota 14: per i viola sognare è lecito.

Il redivivo Orsolini infila la sua prima tripletta e il Bologna abbatte l’Empoli al Dall’Ara.

Ci è sembrata sempre curiosa la gestione di questo talento da parte di Motta, che ne ha sicuramente esaltato al massimo le caratteristiche e tirato fuori tutto il potenziale, ma che non di rado gli ha riservato lunghe attese in panchina.

Dopo la grande abbuffata contro Juve e Inter, il Sassuolo scivola in casa contro il Monza, trascinato da Colombo. Un film già visto spesso per i neroverdi.

Tra Udinese e Genoa 2-2, i friulani raccolgono un insperato pareggio grazie al primo centro in serie A (contestato) di Lucca e a un autogol di Matturro nel finale, ma in campo brilla ancora la stella di Gudmundsson, doppietta e tanto altro per lui.

Torino e Verona si annullano in una partita brutta con poche occasioni e i granata escono tra i fischi: un pessimo preambolo al derby.

A cura di Diego De Mattia

Seguici sui social da qui:

Puoi condividere qui l'articolo