Il punto sulla serie A: Inter a valanga, Juve corto muso sul Napoli. Romane X al veleno, Bologna in Champions!

Tutto immutato al vertice: il “corto muso” di Allegri resta in scia al calcio-champagne di Inzaghi, che sembra di un altro livello.

Anche la bagarre Champions non registra scossoni, se non un altro tonfo del Napoli e l’ennesima gazzarra di Mourinho con un arbitro.

Motta e Ranieri scrivono altre due magnifiche pagine di calcio. E per gli arbitri un’altra giornataccia…

Il Napoli non ha meritato la sconfitta, anzi: ha costretto i bianconeri nella loro area per quasi tutto il match, e ha sprecato due enormi occasioni (Kvara e Di Lorenzo) che avrebbero indirizzato diversamente la serata.

Per la Juve protagonista ancora una volta Gatti che, dopo esser stato graziato per l’ennesimo gesto di provocatoria follia (in cui è invece sanzionata la reazione di Kvara) va a segno di testa. Questo strano personaggio, una sorta di lottatore MMA prestato al calcio, è l’emblema di questa Juve operaia che vince con un tiro in porta a partita.

In una serata apparentemente tranquilla per Orsato, bisogna rilevare una vistosa trattenuta in area di Cambiaso su Kvara: omessa, oltre che da arbitro e VAR, anche dalla regia di DAZN, che ormai, quando gioca la Juve, racconta una realtà parallela a quanto effettivamente accade in campo.

L’Inter fa una passeggiata di salute contro l’Udinese e mantiene salda la vetta. Dopo mezz’ora di pressione, il castello difensivo dei friulani crolla rovinosamente in 8 devastanti minuti.

Apre Chalanoglu su rigore concesso dal VAR (chissà Di Bello cosa guardava per non vedere l’evidente fallo su Lautaro), poi Di Marco e Thuram.

Il secondo tempo è praticamente tutto garbage time, chiuso dalla ventottesima rete di Lautaro nel 2023: un record!

L’Atalanta batte il Milan nel recupero e trova finalmente 3 punti da copertina contro una big.

Un’altalena di emozioni che alla fine ha premiato la squadra più meritevole, che ha cercato il successo con più convinzione dall’inizio alla fine.

Protagonisti Lookman, con una doppietta, e Muriel, entrato tra i fischi della sua gente, che risolve la gara con un colpo di tacco dal sapore romantico di calcio da campetto.

Per il Milan le uniche note liete vengono dalle punte: al solito Giroud si affianca il secondo timbro consecutivo di Jovic.

La Lazio non va oltre il pari a Verona e butta via un’altra vittoria che sembrava sicura dopo il primo tempo. In gol Zaccagni, grande ex, e Henry, sull’unica incertezza difensiva dei biancocelesti.

Il copione della gara è sempre il solito per la Lazio, primo tempo in controllo assoluto, ripresa in calo di intensità, alla prima avversità va in crisi.

Peraltro Sarri può recriminare su due circostanze parse discutibili: l’espulsione di Duda, 20’ più tardi di quanto meritasse il centrocampista veronese; il 2-1 di Casale, annullato dal Var: la spinta sembra esserci, ma su questi episodi è l’arbitro che dovrebbe valutare l’intensità.

La Roma è fermata sul pari dalla Fiorentina in una serata che praticamente include tutto il copione dei tre anni di Mourinho: un gol, catenaccio e contropiede, tanti scontri – fisici e verbali – tanta confusione, l’arbitro preso di mira, le pantomime di Mou e il senso di vittimismo trasmesso a uno stadio intero che si compatta a difesa di una mediocrità che non ha più scusanti.

Sicuramente alla fine un punto che fa piacere ai giallorossi, che pure si erano portati avanti al primo affondo sul solito asse Dybala-Lukaku.

Da lì in poi, viola avanti, Roma dietro chiusa a riccio. La prima svolta al 23’ quando Dybala si infortuna facendo fallo (non rilevato) ai limiti della sua area.

Al suo posto Azmoun, che a sua volta resterà in campo solo 35 minuti. Stesso spartito nella ripresa, viola più volte vicini al gol ma il castello difensivo regge, fino all’ingenuo (quanto meritato) secondo giallo di Zalewski.

Neanche il tempo di battere la punizione e M. Quarta pareggia. Lo stesso difensore poco dopo si ritaglia lo spazio per la clamorosa doppietta, ma stavolta Rui Patricio gli chiude la porta.

Finale con il secondo rosso a Lukaku, che attenta alla carriera di Kouame.

A quel punto non si vede più calcio, ma solo sceneggiate, zuffe, un possibile fallo da rigore di Mancini (omesso anche dal VAR) e le solite proteste senza senso di Mourinho.

Il portoghese è andato via senza fermarsi in sala stampa: nulla di nuovo, come tutte le volte in cui non vince, e vuol scaricare su altri le responsabilità.

In compenso ha lasciato traccia del suo verbo su un “pizzino” trasmesso a Rui Patricio da un raccattapalle…A noi sembra sempre di più un comportamento macchiettististico, di un personaggio ormai in deficit di credibilità che sta raschiando il fondo del barile.

Un grande Zirkzee trascina il Bologna a Salerno e i rossoblu agganciano la Roma al quarto posto: un traguardo di tappa straordinario per gli uomini di Motta, che ha trasmesso idee e personalità a una compagine che gioca a calcio, diverte e vince.

Partita dominata per 80’ dai felsinei, che solo nel finale, dopo aver sfiorato il 3-0, rivedono i fantasmi di Lecce e offrono ai campani le chances per rientrare nel match.

Domenica prossima lo scontro diretto contro i giallorossi dirà fin dove si possono spingere le ambizioni di questo bellissimo gruppo.

Un gol di Dany Mota nel finale riavvicina il Monza al gruppo delle pretendenti europee. Pari e poche emozioni tra Frosinone e Torino, protagonista negativo l’arbitro Massimi, che praticamente lascia la direzione al Var, e scontenta tutti. Un gol per parte anche tra Empoli e Lecce (quarto x di fila per i salentini).

A Cagliari un’altra pagina epica di Sir Claudio Ranieri e dell’immenso bomber Leonardo Pavoletti: una partita che sembrava ormai segnata al 94’, prima raddrizzata, poi vinta con una rovesciata da copertina. E’ quasi Natale, e può succedere anche questo…

Di Diego De Mattia

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