Finale basket: Milano vince anche gara 4 e si aggiudica lo scudetto-farsa

Milano vince anche gara 4, chiude la serie sul 3-1 e si aggiudica il suo 31’ titolo, terzo consecutivo.

Una partita che ha vissuto lo stesso tema dominante della precedente, reso solo un po’ meno evidente dal divario finale, ma che si può riassumere in due soli numeri, tremendamente chiari: 35-16.

E’ il conto dei tiri liberi assegnati, rispettivamente a Milano e a Bologna. Una statistica che da sola spiega il punteggio finale (85-73), un dato incredibile, senza senso, tanto più nel contesto di una finale.

E’ una statistica impossibile da ritrovare in qualunque altra partita della Virtus, anche in campo europeo.

Per fare qualche esempio, nell’ultimo match tra queste due squadre in Eurolega, vinto dall’Olimpia 90-75, la differenza è stata di soli 3 liberi (28-25), e in tutte le partite dei virtussini non vi è mai una differenza significativa: 15-10 nell’ultimo incontro con i campioni d’Europa del Pana, 14-7 contro il Real Madrid, 12-8 a Barcellona, 13-14 col Baskonia, e abbiamo citato partite da cui le V nere sono uscite sconfitte, contro le squadre più forti del vecchio continente.

Sarebbe lungo e inutile qui elencare tutte le circostanze che hanno generato questa ennesima vergogna: situazioni talvolta grottesche, come Melli che ammette di aver toccato per ultimo su una rimessa, gli arbitri vanno al monitor e stabiliscono il contrario; oppure con l’ex-Barca Mirotic che subisce fallo spalle a canestro e gli vengono assegnati i liberi perché considerato in azione di tiro e poi Shields che sul finale di partita tira da tre, sbaglia, si dispera e indietreggia per difendere senza alcuna protesta ma l’arbitro fischia un incomprensibile fallo che gli regala 3 liberi

In generale, un metro arbitrale del tutto differente sui due lati del campo. E’ una situazione che si ripete con parecchie analogie da tre anni in questo confronto ai playoff, ma stavolta la misura è decisamente colma.

Sarebbe bastato fare un giro tra i commenti degli sportivi (non dei soli tifosi della Virtus, ma talvolta persino degli stessi sostenitori di Milano) sui vari social della LBA o degli appassionati di basket, per capire che questa farsa colpisce duramente la credibilità di tutto il movimento cestitistico italiano.

Non sembra invece preoccuparsene più di tanto Petrucci, che in una missiva prima dell’ultima gara aveva richiamato i due club a “comportamenti etici”, invitandoli a “mettere gli arbitri nelle condizioni ottimali per scendere in campo sereni”.

Abbiamo visto qual è il tipo di serenità a cui si riferiva. Un invito peraltro prontamente recepito dal club di Zanetti, che è rimasto silente su questa vergogna.

E’ un silenzio che non comprendiamo, probabilmente dovuto all’esigenza di mantenere certi equilibri soprattutto verso l’Eurolega: non è un caso che proprio nelle ore precedenti gara 4 sia arrivata la conferma dell’invito a partecipare anche alla prossima stagione nella massima competizione continentale (e, di pari passo, sia stato confermato anche l’impegno dello sponsor Segafredo).

I destini europei, d’altra parte, negli ultimi anni hanno fatto da spartiacque nel percorso di Virtus e Olimpia.

I felsinei hanno acquisito il primo pass per l’Eurolega vincendo tre anni fa l’Eurocup, poi hanno ottenuto il diritto solo “per concessione” (con il pagamento di una tassa annuale di un milione), mentre l’Olimpia vi partecipa di diritto, essendo tra i club fondatori di questa competizione, che noi continuiamo a considerare una manifestazione fondata su valori economici, più che sportivi e meritocratici.

Il risultato però è l’opposto di quello che ci si aspetterebbe: la Virtus, pur non potendo fare programmi pluriennali, ha partecipato da protagonista, occupando per molte settimane la seconda posizione e cedendo solo a un passo dai playoff.

L’Olimpia, viceversa, pur avendo impiegato un budget al livello delle big europee, con una campagna acquisti faraonica (che l’aveva imposta nel novero delle favorite del torneo) anche quest’anno, come i precedenti, è rimasta sempre nei bassifondi della classifica, quasi mai competitiva e mai in grado di lottare per i playoff.

Un darwinismo al contrario questo, già visto in altre situazioni, nel basket e non solo, in cui la protagonista in campionato diventa squadra materasso oltre confine; una situazione sintetizzabile in una cruda evidenza: se non sei abituato a competere con lealtà sportiva, fai molta più fatica quando vi sei costretto perché vengono meno certi aiuti.

“Ogni anno fate sempre più pena, scrivi Milano, leggi Siena”. Così recitava uno striscione esposto dai tifosi bolognesi ad Assago: il riferimento alla triste e criminosa stagione della Mens Sana non ha bisogno di essere spiegato.

E allora ci perdonerà Marx se prendiamo in prestito il suo celebre aforisma per queste facezie: la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa

Diego De Mattia

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