Allegri, esonero al veleno dopo le follie. Ma dov’è lo stile Juve? [VIDEO]

“Comportamenti non compatibili con i valori della Juventus”. Con questa drastica e ignominiosa motivazione il club degli Agnelli ha sollevato Allegri dal suo incarico, chiudendo così il suo secondo ciclo sulla panchina bianconera.

Un addio lungamente annunciato, eppure deflagrato improvvisamente nel peggiore dei modi, dopo l’unica serata felice e vincente di questo triennio della Juve.

Una serata di autentica follia da parte del tecnico toscano, che pure ci aveva abituato ai suoi show, ai suoi grotteschi strip-tease, alle sue invettive, alle sue battutacce da terza elementare.

Ma stavolta Allegri ha decisamente esagerato, superando il peggio di se stesso: in campo, contro l’arbitro e il designatore, durante i festeggiamenti, con il Direttore Giuntoli e nel sottopassaggio che porta agli spogliatoi, in cui è arrivato a insultare e minacciare pesantemente Guido Vaciago, Direttore di Tuttosport.

Un licenziamento che, a questo punto, potrebbe preludere all’ennesima battaglia legale del club di Torino contro un suo ex tesserato (ricordiamo i recenti contenziosi con Bonucci e Ronaldo), visto che in ballo ci sono circa 18 milioni di euro lordi che Allegri dovrebbe ancora percepire.

Allegri perde la testa nei minuti finali della partita (Sky)

Si chiude dunque nel peggiore dei modi il rapporto tra tecnico e club, dopo un triennio costellato di delusioni e vicissitudini societarie.

Una sola coppa Italia vinta da Allegri, un bottino tremendamente avaro, che corrisponde a quanto fatto dal suo predecessore, Andrea Pirlo, esonerato dopo una sola stagione a Torino con tutti i disonori e gli sberleffi del caso. Pochissimo soprattutto per uno con la patente di “risultatista”, che ha sempre predicato l’importanza della vittoria e l’assoluto disinteresse per il bel calcio (in linea, almeno questo, con i valori da sempre sbandierati del club).

Una coppa Italia vinta, peraltro superando squadre di cabotaggio non eccelso (Frosinone, Salernitana e Lazio, prima della finale con l’Atalanta) che non può far certo dimenticare il pessimo campionato dei bianconeri: quarto posto, la certezza di partecipare alla Champions solo grazie all’acquisizione di una quinta poltrona, e un girone di ritorno tra i più disastrosi della storia del club, doppiata dall’Inter, con 2 sole vittorie nelle ultime 15 gare.

Il tutto in una stagione in cui i bianconeri, estromessi dalle coppe europee, hanno avuto la possibilità di concentrarsi sul campionato.

Ma più ancora che nei numeri e nei risultati, a nostro avviso Allegri ha fallito nella proposta di calcio. Un’idea di (non) gioco di un’altra era geologica, fatta di catenaccio e contropiede, di vittorie risicate e sempre sofferte, di corto muso, come piace definirle allo stesso tecnico livornese.

In questo, la sua triste parabola somiglia tanto a quella di un altro risultatista caduto in disgrazia, che pure ha chiuso (anticipatamente) un triennio con tante amarezze e un trofeo in bacheca, Jose’ Mourinho.

Il calcio proposto da Allegri ha avuto un impatto anche sulla rosa, che, lo ricordiamo, è sempre la più costosa in Italia (125 mln di monte ingaggi quest’anno): Chiesa e Vlahovic, i due pezzi più pregiati in organico, non hanno certo beneficiato dell’atteggiamento difensivo della squadra e il loro rendimento non ha mai raggiunto i livelli visti in altri contesti.

Incompatibile con i valori della Juventus, si diceva. Viene da chiedersi quali siano questi valori, se non quell’osceno e diseducativo “vincere e’ l’unica cosa che conta”.

Il club e i suoi tesserati da tanti anni sono protagonisti di innumerevoli scandali e processi, i bilanci truccati, le squalifiche, i vergognosi patteggiamenti, il doping, le scommesse, i rapporti sempre opachi con la classe arbitrale e con la FIGC.

Uno stile riconoscibile più nelle aule dei tribunali che sui campi di calcio. Il trascurabile dettaglio che ad Allegri subentri un personaggio come Paolo Montero, recordman di espulsioni e già protagonista di comportamenti poco commendevoli alla guida della Primavera Juve, e’ la rappresentazione plastica di quanto davvero importi alla dirigenza di questo favoleggiato stile Juve.

Con l’esonero di Allegri se ne va l’ultimo pezzo della Juve targata Andrea Agnelli. Voci di corridoio insinuano che si tratti dell’ennesima puntata della faida che si sta consumando nella famiglia sabauda, con John Elkann fortemente contrapposto al cugino. Proprio l’ex presidente ha voluto omaggiare Allegri con un post su X, che tra espressioni sgrammaticate (“hai rappresentato essere Juventus”) e parole dal significato equivocato (superbia, espressa come attributo positivo) testimonia la forte contrapposizione all’attuale dirigenza bianconera.

Compatibilmente con i valori della Juventus…

Di Diego De Mattia

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